La Disciplina delle Società Cooperative

Le principali novità

Il nuovo codice civile ridisegna completamente la disciplina della cooperazione: la novità più rilevante riguarda la distinzione tra “cooperative a mutualità prevalente” e cooperative “diverse”, riservando solo alle prime le agevolazioni previste dalla normativa fiscale.

 

Il legislatore, oltre a riscrivere le precedenti norme civilistiche, ha anche trasfuso nel nuovo testo gran parte delle norme della legislazione speciale contenuta nella Legge Basevi (Dlgs 1577/47), aventi valenza generale o riservate alle cooperative agevolate.

 

Risultano infatti direttamente disciplinati dalla normativa civilistica gli aspetti concernenti la variabilità del capitale, il limite alle partecipazioni, il numero ed i requisiti dei soci, i requisiti delle cooperative agevolate.

 

Per altri aspetti la vita delle cooperative è stata modellata sulle regole valide per le società lucrative, sia riguardo ai modelli di “governance” sia sulla possibilità di emettere strumenti di finanziamento.

 

Ulteriori novità riguardano la costituzione ed il numero minimo di soci che rimane a 9 per la generalità delle cooperative ma può scendere a 3 soci se si tratti di persone fisiche e se la società adotti le norme previste per le società a responsabilità limitata anzichè quelle relative alle società per azioni.

 

Rimane sostanzialmente confermata la regola “una testa un voto” qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute, che costituisce uno degli elementi di maggior distinzione del sistema cooperativo rispetto a quello delle società lucrative.

 

Vengono però introdotte alcune deroghe, prevedendo il voto plurimo per i titolari di strumenti finanziari, per le persone giuridiche socie o per i soci imprenditori.

 

Viene inoltre fissato il valore minimo di ciascuna azione tra un minimo di 25 ad un massimo di 500 euro.

 

Lo scopo mutualistico (art. 2511)

La società cooperativa viene definita come società a capitale variabile con scopo mutualistico.

Scopo istituzionale delle cooperative non è quello di produrre utili da ripartire tra i soci, ma quello di procurare ai soci beni, servizi o occasioni di lavoro a condizioni complessivamente più vantaggiose di quelle offerte dal mercato.

In tale ottica il ristorno è stato inserito nella normativa civilistica quale elemento essenziale nel contratto della società cooperativa, evidenziando come il servizio mutualistico e non il dividendo rappresenti la finalità essenziale e distintiva di questo istituto.

 

Le cooperative a mutualità prevalente (artt. 2512/2514)

La nuova disciplina risulta incentrata sul concetto di “cooperativa a mutualità prevalente”, alla quale si chiede peraltro il rispetto dei requisiti previsti dall’art. 26 del Dlgs 1577/47 nonché la presenza ed il rispetto di determinate clausole statutarie.

In particolare viene definito il concetto di mutualità prevalente in ragione del tipo di scambio mutualistico che caratterizza le diverse cooperative.

Sono considerate cooperative a mutualità prevalente quelle che:

 

1. svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi (cooperative di consumo);

2. si avvalgano prevalentemente nello svolgimento della propria attività delle prestazioni lavorative dei soci (cooperative di lavoro);

3. si avvalgano prevalentemente, nello svolgimento della propria attività degli apporti di beni e servizi da parte dei soci (cooperative di conferimento).

Ai sensi dell’art. 2513 gli amministratori ed i sindaci devono attestare la condizione di prevalenza in sede di redazione del bilancio evidenziando i seguenti parametri:

 

1. ricavi delle vendite e delle prestazioni verso i soci superiori al 50% del totale dei ricavi (cooperative di consumo);

2. costo del lavoro dei soci superiore al 50% del totale del costo del lavoro (cooperative di lavoro)

3. costo dei beni o dei servizi conferiti dai soci superiore al 50% del totale del costo degli acquisti di beni o del costo della produzione di servizi (cooperative di conferimento)

Qualora si realizzino più tipi di scambio mutualistico, la condizione di prevalenza si realizza in base alla media ponderata delle percentuali precedentemente indicate.

 

Per le cooperative agricole la prevalenza si realizza quando la quantità o il valore dei prodotti conferiti dai soci sia superiore al 50% della quantità o del valore totale dei prodotti.

 

Sono escluse dalla predetta disciplina e considerate sempre a mutualità prevalente le cooperative sociali di cui alla legge 381/91 e le banche popolari che rispettino le leggi speciali.

 

Potranno inoltre essere stabiliti ulteriori regimi derogatori al requisito di prevalenza con appositi decreti ministeriali.

 

Ai sensi dell’art. 2514 gli statuti delle società cooperative devono prevedere:

1. il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;

2. il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;

3. il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;

4. l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Le cooperative devono deliberare l’introduzione e la soppressione delle clausole sopra descritte con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria.

 

Denominazione (art. 2515)

La denominazione sociale continua a poter essere formata in qualsiasi modo, purchè contenga l’indicazione di società cooperativa.

Le cooperative a mutualità prevalente devono indicare nei propri atti il numero di iscrizione presso il relativo albo di cui all’art. 223-sexdecies delle disposizioni transitorie ed attuative.

 

Trattamento e responsabilità dei soci (artt. 2516/2518)

Nei rapporti con i soci deve essere rispettato il principio di parità di trattamento.

Per le obbligazioni sociali risponde esclusivamente la società con il proprio patrimonio.

Scompare quindi definitivamente la forma di cooperativa a responsabilità illimitata.

 

Norme applicabili (artt. 2519/2520)

Alle cooperative si applicano in quanto compatibili le disposizioni sulle società per azioni.

Tuttavia l’atto costitutivo può prevedere l’applicazione delle norme delle società a responsabilità limitata qualora siano rispettati determinati limiti dimensionali:

 

1. numero di soci cooperatori inferiore a 20;

ovvero

2. attivo dello stato patrimoniale non superiore ad un milione di euro.

Alle cooperative regolate dalle leggi speciali (cooperative sociali, banche di credito cooperativo etc.) sono soggette alle nuove norme in quanto compatibili.

 

Costituzione (artt. 2521/2524)

La nuova legge arricchisce con poche ma rilevanti modifiche le indicazioni che devono essere evidenziate nell’atto costitutivo di una cooperativa, attraverso un atto pubblico che fotografi in dettaglio la composizione, l’organizzazione ed il funzionamento del nuovo ente.

 

Si rimanda per il dettaglio all’apposito capitolo “Gli adempimenti per la costituzione”.

 

Il numero minimo di soci è stabilito in 9, ma può scendere a 3 qualora si tratti di persone fisiche e la società adotti la normativa delle società a responsabilità limitata. Secondo le ultime modifiche approvate nelle cooperative agricole con meno di nove soci possono essere ammesse come soci anche società semplici.

 

Qualora il numero dei soci scenda al di sotto del minimo legale, deve essere integrato nel termine di un anno, decorso il quale la società si scioglie e deve essere posta in liquidazione.

 

Viene inoltre sancita la “variabilità” del capitale il cui ammontare non è predeterminato ma corrisponde la variabilità del numero e delle persone dei soci.

 

Alla cooperativa è fatto divieto di sbarrare in modo assoluto la porta ai nuovi aderenti in base al principio della “porta aperta”, ora sancito dall’art. 2528.

 

Quote – Azioni – Soci (artt. 2525/2537)

I limiti relativi al valore nominale delle singole quote o azioni e del valore complessivo della partecipazione vengono stabiliti come segue (art. 2525):

Valore nominale – minimo 25 euro – massimo 500 euro (il limite massimo vale solo per le azioni)

 

Valore complessivo: – Persone fisiche: massimo 100.000 euro

– Soggetti diversi: nessun limite

– Titolari di strumenti finanziari: nessun limite

– Conferimenti: nessun limite

Se il capitale sociale è costituito da azioni si applica la relativa disciplina prevista dagli artt. 2346, 2347, 2348, 2349, 2354, 2355.

 

Sul titolo non è indicato l’ammontare del capitale sociale, le azioni sono di uguale valore, indivisibili, nominative o al portatore. Possono essere previste particolari categorie di azioni a favore dei prestatori di lavoro.

 

L’atto costitutivo può stabilire la non trasferibilità della quota o dell’azione ed in tal caso il socio può esercitare il proprio diritto di recesso. In mancanza di divieto la quota o azione può essere trasferita previa espressa autorizzazione degli amministratori (art. 2530).

 

Le cooperative, analogamente alle spa, possono emettere strumenti finanziari anche se con determinati limiti. L’atto costitutivo deve necessariamente disciplinarne il funzionamento. Ai possessori di strumenti finanziari non può in ogni caso essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti in ciascuna assemblea .

 

Le cooperative che applicano le norme delle srl possono offrire strumenti finanziari solo ad “investitori qualificati” (es. soggetti costituiti ai sensi della L. 49/85, fondi mutualistici e fondi pensione costituiti da società cooperative) (art. 2526).

 

I requisiti dei soci sono demandati dall’art. 2527 all’autonomia statutaria, con l’espresso divieto di partecipazione per coloro che esercitano attività concorrenti con quelle della cooperativa. Per un periodo limitato a massimo 5 anni possono essere ammessi soci di categoria speciale in ragione dell’interesse alla sua formazione ed inserimento nell’impresa.

 

L’art. 2528 sancisce il “principio della porta aperta” per l’ammissione di nuovi soci.

 

L’ammissione del socio è subordinata al possesso dei requisiti statutari previsti ed alla delibera degli amministratori su domanda dell’interessato. Gli amministratori comunicano l’ammissione o il rigetto in base a criteri non discriminatori. Il rigetto, che deve essere motivato, può essere sottoposto a “riesame” da parte dell’assemblea.

 

Il nuovo socio deve versare oltre alla quota sociale anche l’eventuale sovrapprezzo stabilito dall’assemblea in sede di approvazione del bilancio.

 

Il recesso da parte del socio (art. 2532) può essere esercitato nei limiti previsti dalla legge e dall’atto costitutivo. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata agli amministratori che hanno l’obbligo di esaminarla e di deliberare sull’accoglimento o sul diniego (contro il quale il socio ha diritto a fare opposizione innanzi al tribunale).

 

Il recesso per quanto riguarda il rapporto sociale ha effetto immediato a decorrere dall’accoglimento della domanda. Per quanto riguarda i rapporti mutualistici il recesso ha effetto con la chiusura dell’esercizio sociale in corso se comunicato almeno tre mesi prima, in caso contrario con la chiusura dell’esercizio successivo.

 

L’esclusione del socio (art. 2531/2533) è prevista oltre che per il mancato pagamento delle quote sociali anche nei casi previsti dall’atto costitutivo ed inoltre:

 

1. per gravi inadempienze delle obbligazioni di legge o contrattuali;

2. per mancanza o perdita dei requisiti;

3. nei casi previsti dagli artt. 2286 e 2288 primo comma (fallimento, interdizione, inabilitazione, condanna che comporti l’interdizione dai pubblici uffici, inidoneità del socio etc.)

Contro la delibera di esclusione da parte degli amministratori o, se previsto statutariamente, da parte dell’assemblea, il socio può proporre opposizione dinanzi al tribunale.

 

In caso di morte del socio (art. 2534) hanno diritto al rimborso della quota sociale.

 

L’atto costitutivo può prevedere il diritto degli eredi a subentrare nel rapporto sociale se provvisti dei requisiti idonei.

 

In caso di recesso, esclusione o morte, la quota sociale deve essere rimborsata secondo quanto stabilito dall’art. 2535, eventualmente ridotta delle perdite imputabili sulla base del bilancio di esercizio nel quale si è verificato l’evento.

 

Il pagamento deve avvenire nel termine di sei mesi dall’approvazione del bilancio, o se previsto statutariamente, nel maggior termine massimo di cinque anni,

 

Assemblea (artt. 2538/2541)

 

Il nuovo art. 2538 ribadisce la centralità del voto “pro capite”, caratteristica peculiare delle società cooperative:

– ciascun socio cooperatore ha un voto, qualunque sia il valore della quota posseduta.

Vengono tuttavia introdotte particolari deroghe e la conseguente previsione di “voto plurimo” per:

 

1. titolari di strumenti finanziari;

2. soci persone giuridiche, che possono avere massimo cinque voti in relazione al valore della quota o al numero dei loro membri;

3. soci imprenditori, che realizzino lo scopo mutualistico attraverso l’integrazione delle rispettive imprese (massimo un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti a ciascuna assemblea);

In generale hanno diritto di voto tutti i soci che risultino iscritti nel relativo libro da almeno tre mesi.

 

Le maggioranze richieste per la costituzione e le deliberazioni dell’assemblea sono regolate dall’atto costitutivo.

 

Se previsto statutariamente il voto può essere espresso anche per corrispondenza o mediante altri mezzi di telecomunicazione.

 

L’art. 2540 disciplina le assemblee separate che possono essere previste statutariamente. Sono invece obbligatorie se la cooperativa:

 

1. ha più di 3.000 soci e sede in più province;

2. ha più di 500 soci e realizzi più gestioni mutualistiche.

L’atto costitutivo stabilisce i criteri di partecipazione alle assemblee generali dei soci delegati e garantisce la proporzionale rappresentanza anche delle minoranze espresse dalle assemblee separate.

 

Se sono stati emessi strumenti finanziari privi del diritto di voto l’assemblea speciale di ciascuna categoria (art. 2541) delibera sull’approvazione di delibere che pregiudichino i diritti della categoria, sulla nomina e revoca dei propri rappresentanti, sulle controversie con la società e sugli altri argomenti di interesse comune.

 

Consiglio di Amministrazione (art. 2542)

 

Secondo l’art. 2542 solo la maggioranza (e non più la totalità) degli amministratori è scelta tra i soci cooperatori.

 

Gli amministratori sono eletti con l’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea dei soci.

 

Nelle ultime modifiche approvate è stato soppresso il terzo comma che prevedeva il limite massimo tre mandati consecutivi nelle cooperative tipo spa.

 

Statutariamente possono essere previsti amministratori scelti tra le diverse categorie di soci (ai possessori di strumenti finanziari non può essere riservato il diritto di eleggere più di un terzo degli amministratori).

 

Può inoltre essere attribuita allo Stato o ad enti pubblici la nomina di uno o più amministratori.

 

Organo di controllo (art. 2543)

 

La nomina del collegio sindacale è obbligatoria esclusivamente quando:

 

1. il capitale sociale sia superiore a € 120.000.000;

2. per due esercizi consecutivi vengano superati i seguenti limiti

(art. 2435/bis):

 

1. attivo stato patrimoniale € 3.125.000;

2. ricavi € 6.500.000;

3. dipendenti mediamente occupati n. 50.

4. la società emetta strumenti finanziari non partecipativi.

L’atto costitutivo può, con specifica clausola, attribuire il voto per l’elezione dell’organo di controllo proporzionalmente alle quote possedute, ovvero in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico.

 

I possessori di strumenti finanziari possono eleggere sino ad un terzo dei componenti.

 

Nelle cooperative spa, secondo la dottrina prevalente, qualora non vi sia il collegio sindacale, è obbligatoria la nomina del revisore contabile.

 

 

Sistemi di amministrazione (art. 2544)

 

Nelle società cooperative l’organizzazione dell’organo di gestione può essere modellato sulla base dei sistemi previsti per le spa.

Sintesi dei sistemi di amministrazione:

 

Sistema tradizionale

La gestione è affidata al consiglio di amministrazione ed il controllo al collegio sindacale. Se la cooperative è obbligata al bilancio consolidato o fa ricorso al mercato del capitale di rischio il controllo contabile è affidato rispettivamente ad un revisore contabile o ad una società di revisione.

 

Sistema dualistico

L’amministrazione è affidata ad un consiglio di gestione. Al consiglio di sorveglianza è affidato il controllo ma anche la nomina e revoca degli amministratori e l’approvazione del bilancio. Il controllo contabile è invece affidato ad un revisore contabile o ad una società di revisione (se la cooperativa fa ricorso al mercato del capitale di rischio).

 

Sistema monistico

Sia l’amministrazione che il controllo anche contabile sono affidati al consiglio di amministrazione. Il consiglio di amministrazione infatti elegge al suo interno il comitato per il controllo sulla gestione.

 

Indipendentemente dal sistema di amministrazione adottato gli amministratori non possono delegare determinati poteri (art, 2381) né i poteri in materia di ammissione, recesso ed esclusione dei soci.

 

Nel sistema dualistico i possessori di strumenti finanziari non possono eleggere più di un terzo dei componenti il consiglio di sorveglianza, i cui membri devono essere eletti tra i soci cooperatori.

 

Nel sistema monistico i possessori di strumenti finanziari non possono eleggere più di un terzo degli amministratori i quali non possono comunque far parte del comitato esecutivo.

 

Diritti dei soci (art. 2545/bis)

 

La norma amplia i poteri dei soci nelle cooperative che applicano il regime delle spa (nel regime delle srl il potere dei soci è gia molto ampio).

In particolare i soci hanno diritto ad esaminare il libro dei soci ed il libro delle adunanze delle assemblee. Inoltre se almeno 1/10 dei soci lo richieda (1/20 per le cooperative con più di 3.000 soci) il socio cooperatore può esaminare anche il libro dei verbali del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo, se esiste.

 

Disciplina delle riserve (artt. 2545/ter/quater/quinquies)

Riserve indivisibili

 

Sono indivisibili le riserve che per disposizione di legge o di statuto non possono essere ripartite tra i soci, neppure in caso di scioglimento della società. Esse possono essere utilizzate per la copertura di perdite, ma solo in mancanza di altre riserve.

Nelle cooperative a mutualità prevalente tutte le riserve devono essere indivisibili per espressa previsione statutaria.

 

Riserva legale e destinazione degli utili

Alla riserva legale deve essere sempre destinato almeno il 30% degli utili netti annuali.

Una quota degli utili netti deve essere obbligatoriamente destinata ai fondi per la promozione e lo sviluppo della cooperazione nella misura prevista dalla legge (attualmente il 3%).

La destinazione della residua quota di utile può essere stabilita dall’assemblea, nell’ambito dei limiti previsti dalla legge:

 

– divieto di distribuire dividendi se il rapporto tra patrimonio netto e indebitamento è superiore ad un quarto.

 

– assegnazione ai soci di riserve disponibili mediante emissione di strumenti finanziari o aumento gratuito di capitale sociale nella misura massima del 20% del valore originario.

 

Nelle cooperative a mutualità prevalente non possono essere distribuiti dividendi in misura superiore all’interesse dei buoni postali fruttiferi aumentato di due punti.

 

Non possono inoltre essere remunerati i possessori di strumenti finanziari in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo per la distribuzione di dividendi.

I ristorni (art. 2545/sexies)

 

Per la prima volta è prevista nel quadro civilistico la disciplina dei ristorni che costituiscono elemento peculiare e distintivo della società cooperativa.

 

I ristorni sono le somme attribuite ai soci a titolo di maggior remunerazione della prestazione o degli apporti ovvero di minor prezzo per le acquisizioni.

 

I criteri di ripartizione dei ristorni devono essere indicati statutariamente in proporzione alla quantità e qualità degli scambi mutualistici.

 

Perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente (art. 2545/octies)

La cooperativa perde la qualifica quando per due esercizi consecutivi non rispetti le condizioni di prevalenza stabiliti dall’art. 2513 o modifichi le previsioni statutarie di cui all’art. 2514.

 

In tal caso gli amministratori devono redigere il bilancio al fine di determinare il valore effettivo da imputare alle riserve indivisibili. Il bilancio deve essere certificato da una società di revisione. Secondo le ultime modifiche approvate una copia del bilancio deve essere inviata al MAP entro 60 giorni.

 

Modificazioni dell’atto costitutivo, Fusione e scissione (art. 2545/nonies)

Le modifiche dell’atto costitutivo, deliberate dall’assemblea straordinaria, sono disciplinate con rimando all’art. 2436.

Le fusioni e le scissioni sono regolate con rimando alla disciplina prevista per le società di capitali (titolo V, capo X, sezioni II e III).

 

Trasformazione (artt. 2545/decies/undecies)

 

Viene introdotta una disciplina ad hoc che supera il divieto di trasformazione previsto dalla Legge Basevi e consente la trasformazione in qualsiasi tipo di società alle cooperative non a mutualità prevalente.

 

La delibera di trasformazione, presa con maggioranze diverse a seconda delle dimensioni della cooperativa, deve prevedere la devoluzione del patrimonio sociale ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo delle cooperative.

 

Alla proposta di trasformazione gli amministratori devono allegare una relazione giurata di un esperto designato dal tribunale.

 

Secondo le ultime modifiche approvate la delibera non potrà essere assunta qualora la cooperativa non sia stata sottoposta a revisione da parte dell’autorità di vigilanza durante l’anno precedente o non ne sia stata fatta richiesta.

 

 

Scioglimento ed insolvenza (artt. 2545/duodecies/terdecies)

 

La società cooperativa si sciogle:

1. per decorso del termine;

2. per il conseguimento dell’oggetto sociale o impossibilità di conseguirlo:

3. per impossibilità di funzionamento ed inattività dell’assemblea;

4. per deliberazione dell’assemblea;

5. per la perdita del capitale:

6. per altre cause previste dallo statuto.

Causa di scioglimento è anche il mancato deposito del bilancio per due anni consecutivi; in questo caso interviene l’autorità di vigilanza (v. art. 2545/septiesdecies)

 

In caso di insolvenza l’Autorità di vigilanza dispone la liquidazione coatta amministrativa. Le società che svolgono attività commerciale sono soggette anche a fallimento (le due ipotesi sono alternative).

 

I controlli governativi e giudiziari (artt. 2545/quaterdecies-ocitiesdecies)

I sistemi di controllo cui sono assoggettate le società cooperative sono schematizzati qui di seguito:

 

Controllo governativo (art. 2545/quaterdecies)

Le cooperative sono soggette alle autorizzazioni ed alla vigilanza previsti dalle leggi speciali.

 

Controllo giudiziario (art. 2545/quinquiesdecies)

Le irregolarità commesse dagli amministratori possono essere denunciate all’autorità giudiziaria da almeno 1/10 dei soci (1/20 per le cooperative con più di 3000 soci).

Gestione commissariale (art. 2545/sexiesdecies)

In caso di irregolarità l’autorità governativa può affidare la gestione ad un commissario.

 

Scioglimento d’autorità (art. 2545/septiesdecies)

L’autorità di vigilanza può sciogliere d’ufficio la società cooperativa quando:

 

1. non viene perseguito lo scopo mutualistico;

2. la società non è in grado di raggiungere lo scopo sociale;

3. per due anni consecutivi non venga depositato il bilancio di esercizio.

Irregolarità nella liquidazione (art. 2545/octiesdecies)

 

In caso di irregolarità nella liquidazione ordinaria l’autorità governativa può sostituire I liquidatori o chiedere al tribunale di sostituirli (nel caso fossero stati nominati dal tribunale stesso).

 

Albo delle società cooperative (223/sexiesdecies disp. att.)

Il Ministero delle attività produttive provvederà all’istituzione dell’Albo presso cui saranno iscritte le cooperative a mutualità prevalente. Le cooperative non a mutualità prevalente saranno iscritte in una separata sezione dell’albo stesso.

 

L’Albo è stato istituito con il DM 23 giugno 2004.

 

Altre disposizioni speciali

Requisiti dei soci. Per alcune categorie di cooperative sono richiesti dalla legge dei requisiti professionali specifici.

 

I soci delle cooperative di lavoro devono essere lavoratori ed esercitare l’arte o il mestiere corrispondenti o affini alla specialità delle cooperative di cui fanno parte; non possono essere soci di tali cooperative coloro che esercitano in proprio imprese identiche o affini a quelle della cooperativa. È consentita l’ammissione a soci di elementi tecnici ed amministrativi nel numero strettamente necessario al buon funzionamento dell’ente.

 

Nelle cooperative di consumo non possono essere ammessi soci intermediari e – persone che conducano in proprio esercizi commerciali della stessa natura di quella della cooperativa.

 

Nella cooperative agricole per affittanze collettive o per conduzione di terreni in concessione, non possono essere ammesse come soci le persone che esercitano attività diversa dalla coltivazione della terra.

 

I proprietari, gli affittuari ed i mezzadri possono essere soci di tali cooperative solo quando coltivino direttamente la terra e la superficie da essi direttamente coltivata sia insufficiente ad assorbire tutta la manodopera del nucleo familiare. Limitatamente all’esercizio di mansioni amministrative e tecniche nell’interesse sociale, per il quale sia necessario il possesso della qualità di socio, è consentita l’ammissione a soci di persone che non siano lavoratori manuali della terra.

 

La legge n. 59/92 consente l’inserimento di soci sovventori nelle società cooperative i cui statuti prevedano la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale, con esclusione delle società cooperative e dei consorzi operanti nel settore edilizio. Ai soci sovventori viene attribuito un numero di voti non superiore a cinque, in relazione agli apporti di capitale conferiti. I voti attribuiti ai soci sovventori non possono, in ogni caso, superare il terzo dei voti spettanti a tutti gli altri soci ordinari. I soci sovventori possono ricoprire la carica di amministratore. A favore dei soci sovventori possono essere stabilite particolari condizioni nella ripartizione degli utili.

 

È possibile la partecipazione di persone giuridiche a società cooperative di primo grado. Il codice civile stabilisce che il numero dei voti attribuibile a tali soci – comunque non superiore a cinque – sia previsto dall’atto costitutivo, in relazione all’ammontare dei loro conferimenti. Il mandatario del socio persona giuridica può assumere la carica di componente del consiglio di amministrazione. La persona giuridica non può assumere la qualità di socio nella cooperativa di produzione e lavoro, non potendo prestare “personalmente” la propria attività lavorativa per il conseguimento dello scopo sociale, che costituisce elemento essenziale in tale tipo di società (fanno eccezione le cooperative sociali).

 

L’art. 2 della legge n. 381/91 ha introdotto la nuova categoria dei soci volontari nell’ambito delle cooperative sociali. Questi devono essere previsti statutariamente e prestare gratuitamente la propria attività per la quale può essere previsto un rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate. Hanno comunque, diritto al trattamento assicurativo per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali parametrato ad una retribuzione stabilita periodicamente con decreto del ministro del lavoro. Nel caso in cui le cooperative sociali gestiscano servizi socio-sanitari ed educativi in regime di convenzione con le pubbliche amministrazioni, la prestazione lavorativa dei soci volontari può essere solo complementare a quella degli operatori professionali del settore.

 

Il ristorno

I ristorni sono la redistribuzione ai soci del profitto realizzato dalla cooperativa, calcolata in proporzione al valore degli scambi mutualistici che i soci hanno intrattenuto con la cooperativa ed ora espressamente previsti anche dalla normativa civilistica.

 

I limiti fissati dalla legge e dal mercato. Il ristorno può consistere:

1. per le cooperative di lavoro (nei limiti del il 30% dei trattamenti retributivi complessivi) in una integrazione delle retribuzioni o in un aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato oppure in una distribuzione gratuita di azioni di partecipazione cooperativa (art. 3 L. 142/01).

2. per le cooperative di consumatori e di conferimento in un rimborso di parte dei prezzi pagati dal socio o di maggiore compenso per i conferimenti effettuati che possono anche essere imputati ad incremento delle quote sociali (art. 12 DPR 601/73).

Rivalutazione delle quote e delle azioni

1. Ai sensi dell’art. 7 della L. 59/92 le società cooperative e i loro consorzi possono destinare una quota degli utili di esercizio ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato.

In tal modo possono essere superati i limiti massimi di cui all’art. 3 della stessa legge purchè nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati, calcolate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio sociale in cui gli utili stessi sono stati prodotti.

2. Tali disposizioni si applicano anche alle azioni e alle quote dei soci sovventori.

3. La quota di utili destinata ad aumento del capitale sociale, nei limiti di cui sopra, non concorre a formare il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette;

Il rimborso del capitale e’ soggetto a imposta, a carico dei soli soci nel periodo di imposta in cui il rimborso viene effettuato fino a concorrenza dell’ammontare imputato ad aumento delle quote o delle azioni.

 

Il prestito sociale

I soci possono finanziare la cooperativa anche attraverso il prestito sociale.

Questo istituto e’ disciplinato dalla legge (art. 13, Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 e successive modificazioni, art. 23, comma 1, l. 27 febbraio 1985, n. 49) che stabilisce le seguenti condizioni:

 

1. le somme raccolte da ciascun socio non possono superare i 40 milioni di lire (80 per le cooperative di produzione e lavoro e per le cooperative di lavorazione di prodotti agricoli);

2. le somme devono essere destinate esclusivamente al finanziamento delle attività sociali;

3. la cooperativa deve osservare i requisiti mutualistici stabiliti dalla legge Basevi ed e’ sottoposta alla disciplina dettata dalla Banca d’Italia.

I limiti per la raccolta del prestito sono soggetti a rivalutazione triennale con apposito decreto ministeriale.

 


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