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Pesca, Petruzzella: “Crescono i consumi, non il settore”5 dicembre 2017

Pubblichiamo l’intervista completa al Responsabile coordinatore nazionale del Dipartimento Pesca della Legacoop Agroalimentare
, Angelo Petruzzella (già responsabile delle cooperative agricole e della pesca aderenti a Legacoop Puglia), pubblicata, lunedì 4 dicembre 2017, dall’agenzia di stampa quotidiana Agrapress.

** PESCA, PETRUZZELLA (LEGACOOP AGROALIMENTARE), CRESCONO I CONSUMI MA NON IL SETTORE; SERVE LO SFORZO DI TUTTI *

Il Dipartimento Pesca di Legacoop Agroalimentare associa trecento cooperative e novantacinque imprese, per un fatturato complessivo – secondo quanto riporta l’associazione – di trecento milioni, pari al 25% della plv nazionale. Queste cooperative – sempre secondo dati Legacoop – gestiscono complessivamente oltre 3100 barche, che rappresentano il 25% delle barche italiane, con 8.600 pescatori associati, pari al 27% del totale degli addetti italiani nella pesca e acquacoltura. Nell’intervista che segue il coordinatore nazionale del Dipartimento Pesca della Legacoop Agroalimentare
 Angelo Petruzzella, alla vigilia dell’incontro “La Filiera Ittica tra sfida e Innovazione”, a Roma  il 5 dicembre 2017, al quale partecipano rappresentanti delle istituzioni nazionali e comunitarie, delle cooperative e della Gdo, presenta gli obiettivi dell’iniziativa e le richieste dell’associazione, rivolte in particolare al Governo e alla grande distribuzione organizzata.

Quali sono gli obiettivi dell’iniziativa “La Filiera Ittica tra sfida e Innovazione”?
Vogliamo mettere a confronto tutti gli attori della filiera, dai produttori alla grande distribuzione organizzata. Il settore della pesca vive un paradosso evidente: e’ in crisi da anni, nonostante l’aumento dei consumi. Le politiche comunitarie e interne hanno privilegiato azioni mirate alla riduzione dello sforzo di pesca, imponendo vincoli sempre piu’ stringenti e favorendo interventi di dismissione delle imbarcazioni. Ma il prezzo pagato e’ stato decisamente pesante con diciassettemila posti di lavoro persi e un decremento del 31% della redditività di impresa in Italia. Questo a fronte, come dicevamo, di una spesa in forte crescita da parte dei cittadini europei che ha raggiunto i 54 miliardi di euro, cifra mai cosi’ alta. Il settore della pesca e’ oggi uno dei pochi in cui la domanda supera di molto l’offerta.

 

Come si esce da questa contraddizione?
Con riforme profonde e con innovazione concreta. All’incontro di martedi’ 5 presenteremo una selezione di casi di nostre cooperative che hanno saputo innovare, coniugando tecnologia e rispetto dell’ambiente. Sono modi nuovi per stare sul mercato, ma non basta, tutti gli attori della filiera devono fare la propria parte.

Cosa chiedete alle istituzioni?
Legacoop Agroalimentare, insieme all’Alleanza delle cooperative del settore pesca, da anni chiede con forza una profonda revisione delle politiche di intervento, per una nuova strategia in grado di rilanciare il comparto produttivo: riducendo vincoli spesso inutili, sostenendo con forza l’innovazione per favorire il ricambio generazionale, ma anche riformando l’apparato amministrativo pubblico, centrale e periferico, per farne uno strumento piu’ efficiente ed efficace a supporto delle imprese di pesca.

Un quadro di certo complesso…
L’Italia ha un grande problema di competitività. Siamo terzi in Europa, dopo Spagna e Francia, per fatturato, con il 16% delle imbarcazioni e il 22% degli addetti a livello comunitario, ma il comparto continua a essere attraversato da una profonda crisi. Siamo dipendenti dalle importazioni e fatichiamo a tenere il passo di una domanda sempre piu’ diffusa, esigente e qualificata. L’Eurostat, in relazione agli scambi Extra Ue, ci dice che esportiamo pesce per un valore di 127 milioni di euro e ne importiamo per un valore di 1,8 miliardi.

E le imprese cosa stanno facendo?
Non ci limitiamo a dire che sono gli altri a dover fare e a stare a guardare. Le imprese, da tempo, si stanno muovendo su molteplici direzioni per stare sul mercato: c’e’ una maggiore integrazione con la filiera della distribuzione e della commercializzazione, facciamo sinergia con altri settori, come il turismo e la ristorazione, attiviamo nuovi processi e tecnologie, anche nella trasformazione, per portare sul mercato prodotti di qualita’ sempre piu’ alta. Non ci sfugge l’importanza della sostenibilita’ e della tutela ambientale. Con una battuta potrei dire che l’ambiente e’ il nostro datore di lavoro, per questo stiamo condividendo azioni e obiettivi con istituzioni, associazioni di tutela e aree marine protette”.

Che ruolo può avere la grande distribuzione?
Ognuno deve fare la propria parte per la valorizzazione di un comparto strategico per l’Italia. La gdo può dare un contributo notevole in termini di valorizzazione della qualità e tipicità del pescato italiano, di giusto riconoscimento ai pescatori, di internazionalizzazione del prodotto made in Italy all’interno del grande trend di crescita internazionale dell’italian food. Il nostro dipartimento collabora già con la grande distribuzione su diversi fronti, tra i quali la messa a punto di disciplinari di produzione per garantire la qualità del prodotto. Ma vogliamo intensificare questa collaborazione per provare a individuare insieme forme nuove di commercializzazione per un prodotto che sappiamo essere di difficile utilizzo per i consumatori. Questo e’ uno degli obiettivi prioritari dell’incontro di domani.

L’acquacoltura può rappresentare una soluzione alla crisi della pesca?Quello dell’acquacoltura italiana e’ senza dubbio un comparto di eccellenza. Parliamo di ottocento impianti che producono 140mila tonnellate l’anno di prodotti freschi, che contribuiscono a circa il 40% della produzione ittica nazionale e al 30% circa della domanda di prodotti ittici freschi. Siamo all’avanguardia in Europa per la qualita’ delle produzioni, che negli ultimi dieci anni pero’ non hanno espresso quelle potenzialita’ di crescita e innovazione attese e che hanno lasciato spazio a una fortissima incidenza delle importazioni. Sicuramente una delle scommesse per il futuro del settore ittico e’ quella di puntare sullo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura attraverso la blue economy come modello di business a impatto zero. Ma senza mezzi termini il grande vincolo allo sviluppo di questo settore e’ la difficolta’ ad accedere a nuove concessioni: abbiamo norme complicatissime, farraginose, contradittorie, che di fatto scoraggiano molte nuove iniziative, spesso promosse da giovani, quasi sempre laureati.

Un commento sugli esiti del 25° meeting dell’ICCAT a Marrakech, che ha stabilito un progressivo aumento delle catture di tonno rosso fino al 2020?Siamo contenti che i dati scientifici abbiano confermato ciò che i pescatori sostengono da tempo e cioè che lo stato di salute della specie sta migliorando. Di fatto pero’ rischiamo di trovarci davanti a un paradosso: le quote aumentano, ma i pescatori che oggi non sono titolari di quote continuano a non poterli pescare! Certo sarebbe stato diverso se fosse stata accolta anche la proposta dell’Unione Europea che prevedeva che le catture accessorie di tonno rosso potessero rappresentare il 20% delle catture totali. Adesso non ci resta che vigilare affinchè il Mipaaf destini una quota specifica alle imbarcazioni della pesca artigianale. Se la risorsa e’ migliorata e’ perche’ sono state contingentate pesche più impattanti rispetto alla pesca artigianale. Gli interessi economici in gioco sono enormi e l’aumento delle quote di tonno rosso non deve trasformarsi in un “liberi tutti” dopo anni di sforzi e sacrifici per consentire il ripopolamento di una specie che stava scomparendo dai nostri mari. Al convegno diremo che il nostro auspicio e’ che le forze politiche si adoperino per supportare e fare loro questa nostra proposta, cosi’ da mettere la parola fine al monopolio che di fatto si e’ venuto a creare in Italia, dove e’ stato garantito l’accesso alla risorsa solo a pochi. Ci auguriamo che i principi dettati dall’Unione europea per gli Stati membri in materia di assegnazione delle possibilità di pesca, che contemplano una maggiore attenzione alla piccola pesca, recentemente inseriti nel regolamento comunitario 2017/2107, siano seriamente presi in considerazione dal Governo nella prossima ripartizione sia di tonno rosso sia di pesce spada.

 

Fonte: Agrapress

Autore: Ufficio stampa Legacoop Puglia