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Aree protette e parchi non solo da conservare26 Giugno 2019

Allo studio di Legacoop e Federparchi iniziative congiunte che favoriscano la nascita di attività di sviluppo sostenibile nelle aree protette.

Non solo conservazione delle aree protette, ma fruizione e produttività con lo sguardo sempre puntato sulla sostenibilità. E’ l’idea su cui stanno ragionando Legacoop Puglia e Ferderparchi Puglia che a Bari nel workshop “Aree protette: laboratori per lo sviluppo sostenibile”, hanno riunito enti di gestione, cooperatori ed esperti per mettere a punto un modello di sviluppo capace di affiancare alla conservazione e alla tutela, attività produttive sostenibili, servizi, accessibilità. Prima di strutturare nuove ipotesi di lavoro, rappresentanti dei Parchi Nazionali, regionali e comunali pugliesi insieme a numerose cooperative hanno cominciato con l’analisi delle attività attualmente svolte nelle aree protette pugliesi, per poi passare alla fase della individuazione dei nuovi bisogni. “Le aree protette hanno necessità di sentire la presenza ‘attiva’ dell’uomo, che le renda aree protette sì, ma animate, vive – ha detto Angelo Petruzzella, coordinatore del dipartimento agroalimentare di Legacoop Puglia. Il rischio da scongiurare è quello di ridurre i parchi naturali ad aree naturali di straordinaria bellezza ma senza alcuna interconnessione con le persone. Pensare alla realizzazione di attività produttive vuol dire concorrere al miglioramento della vita delle comunità che insistono sui territori in cui i parchi sorgono.  Le aree protette, dunque, si candidano a diventare veri e propri “laboratori di attività imprenditoriali” in grado di raccogliere la sfida dell’economia sostenibile. Una sfida già parzialmente raccolta dalle tante realtà cooperative già operanti nelle aree protette, alcune delle quali hanno saputo usare l’innovazione come strumento di crescita, come hanno testimoniato le numerose cooperative presenti: da quelle del settore pesca che operano nelle Aree Marine Protette  di Porto Cesareo e Torre Guaceto diventate punto di riferimento per tutto il bacino del mediterraneo, alle cooperative del settore forestale sempre più impegnate in processi di imprenditorialità e alle coop del settore turistico, culturale, ambientale e sociale che ai sempre più numerosi visitatori delle aree protette ( oltre 30 milioni di presenze) garantiscono accessibilità e fruibilità. Senza dimenticare le cooperative agricole e dell’agroalimentare  che alla valorizzazione di prodotti tipici dei vari territori uniscono il rispetto dell’ambiente come dimostrano le esperienze legate al  marchio “prodotti dei parchi”  o quelle dei  “biodistretti”. Un contributo straordinario alle aree protette potrebbe arrivare dalle sempre più “attive” cooperative di comunità con le loro “azioni di rivitalizzazione dei piccoli borghi per migliorare la bellezza dei luoghi in cui si vive – ha detto Carmelo Rollo, Presidente Legacoop Puglia – ma anche come promotrici di quei processi di digitalizzazione (primo fra tutti l’accesso a internet) indispensabili per fermare i processi di spopolamento”. Avvicinare le arre protette ai cittadini è stato il monito di Enzo Lavarra, presidente di Fedeparchi Puglia e coordinatore del Parco delle Dune che ha sottolineato  come  la salvaguardia delle aree protette non sia fatta solo di “norme e divieti” ma dell’azione dell’uomo, delle sue attività.  Di qui la necessità di rafforzare il “sistema” delle aree protette, anche quelle “periurbane” con una incisiva azione nei confronti della  Regione Puglia per un maggiore impegno su questo fronte. Sulle difficoltà nella governance delle aree protette è intervenuto Giampiero Sammuri Presidente nazionale di Federparchi, il quale ha sottolineato “la situazione di difficoltà operativa che vivono i parchi perché, ad esempio,  su un totale di 24 parchi nazionali, per 13 non è stato ancora nominato il Presidente”.  Un problema questo che creerà non poche difficoltà nella gestione dei nuovi importanti finanziamenti messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente, che chiama i parchi nazionali  a mettere in campo in tempi strettissimi nuove progettualità in materia forestale, di mobilità sostenibile, di adattamento ai cambiamenti climatici, di efficienza energetica e produzione di energia da fonti rinnovabili. Un intervento quello statale che darà respiro alle aree protette e auspicabile anche per parchi regionali impegnati in questo momento a superare grandi difficoltà di gestione.

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