unità immobiliari adibite ad abitazione principale dei soci delle cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

Aliquota applicabile

D. Nonostante il riconoscimento della spettanza della detrazione prevista per l’abitazione principale, alle unità immobiliari delle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, non è stata prevista l’applicazione dell’aliquota base dello 0,40% stabilita dal comma 7 dell’art. 13, del D.L. 201/2011 per le abitazioni principali. In sede di conversione in legge del D. L. n. 16 del 2012 (modificativo dell’art. 13/201), è stato previsto che per l’IMU relativa alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, non è dovuta la quota a favore dello Stato. Pare ovvio che la rinuncia dello Stato alla propria quota abbia avuto l’evidente intento di favorire le cooperative edilizie di abitazione (e ex IACP), dando così la possibilità ai Comuni di deliberare le riduzioni di aliquote a favore di tali soggetti per le abitazioni principali dei soci assegnatari. Considerato che alcuni Comuni potrebbero non voler trasferire il suddetto beneficio alle cooperative, sarebbe alquanto opportuno che venisse esplicitato, ad integrazione di quanto già affermato nella circolare n. 3/DF, che la ratio della norma è quella di favorire esclusivamente le cooperative (unitamente agli ex IACP), per le abitazioni principali assegnate in godimento ai propri soci, stante le particolari finalità sociali di tali soggetti. Le maggiori imposte della cooperativa si rifletterebbero indirettamente sui soci assegnatari mediante maggiori oneri per il socio stesso. Con tale esplicitazione tutti i Comuni dovranno necessariamente riconoscere le riduzioni di aliquota nei limiti minimi consentiti (applicando, ad esempio, il comma 9 dell’art. 13, come evidenziato nella citata circolare n. 3/DF). R. Dalla lettura sistematica delle norme in questione emerge che il legislatore, attraverso la previsione della rinuncia da parte dello Stato alla propria quota di IMU, ha inteso destinare al Comune tutto il gettito del tributo, non più decurtato della quota statale, e non ridurre dallo 0,76% allo 0,38% l’aliquota di base applicabile agli immobili in questione. Infatti, a sostegno di tali considerazioni, si deve evidenziare che laddove il legislatore ha voluto ridurre l’aliquota di base, lo ha fatto espressamente, come è avvenuto per l’abitazione principale e relative pertinenze nonché per i fabbricati rurali ad uso strumentale in agricoltura. La disposizione di rinuncia deve, invece, essere considerata come strumento diretto ad incentivare i Comuni a deliberare per tale fattispecie una maggiore riduzione dell’aliquota, magari fino al limite minimo dello 0,40%, dal momento che sono diventati più ampi i margini di manovrabilità dell’aliquota stessa.   Commento alla risposta E’ ora evidente che la ratio della norma di rinuncia da parte dello Stato alla sua quota IMU è quella di favorire le cooperative in oggetto. E’ altresì evidente che rimane comunque la potestà dei Comuni nella determinazione della riduzione dell’aliquota, anche se la suddetta risposta li dovrebbe portare a determinare un’aliquota il più vicino possibile al minimo.  

Pertinenze

 D. Il comma 10 dell’art. 13/201 prevede che “La suddetta detrazione si applica alle unità immobiliari di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504”, vale a dire alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari. Lo stesso comma 10 prevede che “per tali fattispecie non si applicano la riserva della quota di imposta prevista dal comma 11 a favore dello Stato e il comma 17.” Le pertinenze dell’“abitazione principale” del socio assegnatario, pur non essendo richiamate espressamente dalla norma di legge, relativamente al mancato riversamento della quota di imposta di spettanza dello Stato ed all’applicazione della detrazione, dovrebbero essere assoggettate allo stesso trattamento applicabile all’abitazione principale. Pertanto: – in tema di aliquota il Comune non dovrebbe operare distinzioni tra abitazioni e pertinenze applicando la riduzione solo all’abitazione e non anche alle pertinenze; – in tema di detrazione, la parte della stessa non assorbita dall’imposta sull’abitazione dovrebbe ridurre l’imposta sulle pertinenze. Al riguardo si chiede conferma in tal senso evidenziando altresì quanto segue. Molte unità immobiliari sono accatastate unitamente ad alcune pertinenze (es. cantine e soffitte) e pertanto non sarebbe possibile applicare in maniera diversificata l’imposta; quindi, per queste fattispecie si deve giocoforza applicare l’agevolazione a tutta l’unità immobiliare, comprese le citate pertinenze. Inoltre, per ragioni di equità, non si potrebbero applicare le citate agevolazioni solo a quelle accatastate unitamente all’alloggio abitativo e non a quelle accatastate distintamente.   R.  Si deve ritenere che l’aliquota prevista per gli immobili in oggetto risulta applicabile, nei termini appena esplicitati, anche alle pertinenze appartenenti agli stessi soggetti. A tale proposito, si rimanda a quanto precisato nella circolare n. 3/DF al paragrafo 6, nella parte in cui viene illustrato il regime fiscale delle pertinenze.   Commento alla risposta Anche se nella risposta non viene richiamata espressamente l’applicazione della detrazione alle pertinenze, si ritiene che, per come è comunque formulata la risposta (richiamo anche al paragrafo 6 della circolare n. 3/DF), la detrazione per l’abitazione principale non assorbita dall’abitazione stessa si possa applicare anche alle relative pertinenze. In pratica il trattamento delle pertinenze segue quello dell’abitazione principale dei soci.

Acconto

 D. L’art. 13, comma 12-bis, D.L. n. 201/2011 prevede che l’acconto sia calcolato sulla base dell’aliquota ordinaria. Nella circolare n. 3/DF, par. 10.3, relativo al versamento dell’IMU per l’anno 2012 per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, viene espressamente chiarito che si “può tenere conto delle agevolazioni per l’abitazione principale  deliberate dal Comune”. Per le abitazioni principali dei soci assegnatari, che ai fini dell’aliquota non sono assimilate all’abitazione principale, ma lo sono per l’applicazione della detrazione, ci si chiede se in fase di acconto si possa tener conto della minore aliquota già deliberata dal Comune al momento del pagamento. Al riguardo si evidenzia quanto segue. Per l’abitazione principale la possibilità di considerare in fase di acconto le agevolazioni (intese sia come detrazioni che come aliquote; il riferimento alla detrazione in circolare n. 3/DF è solo un esempio) si ritiene sia stata prevista per evitare che il contribuente si trovasse a dover anticipare un’imposta maggiore del dovuto, trovandosi poi  in situazione di credito. Anche per le abitazioni principali dei soci assegnatari, per le quali spetta la detrazione e per le quali i Comuni potrebbero aver già deliberato riduzioni di aliquote (es. allo 0,4%) la cooperativa potrebbe trovarsi a dover anticipare un’imposta maggiore del dovuto, trovandosi poi  in situazione di credito, qualora dovesse applicare l’aliquota base più elevata (0,76%), rispetto a quella deliberata dal Comune. Si chiede che codesto spettabile Ministero chiarisca che la precisazione fornita per l’abitazione principale (possibilità di utilizzo dell’aliquota ridotta o della maggiore detrazione già deliberate dal Comune) debba intendersi riferita anche alle abitazioni principali dei soci assegnatari delle cooperative edificatrici a proprietà indivisa (e ex IACP), stante la medesima modalità di calcolo dell’imposta (entrambi possono usufruire di riduzioni di aliquota e dell’applicazione delle detrazioni, eventualmente anche maggiorate) che li porterebbe, se così non fosse, a situazioni creditorie. Le situazioni creditorie comporterebbero una pesante esposizione finanziaria considerato che il credito non è immediatamente recuperabile dovendo procedere a istanze di  rimborso (a meno che non venga prevista la possibilità di compensare il credito emergente con altri tributi e contributi ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. n. 241/1997, con l’indicazione della data a decorrere dalla quale tale compensazione possa essere effettuata).   Sarebbe comunque auspicabile, in via generale, che il Ministero prevedesse la non applicazione delle sanzioni nel caso in cui l’acconto risultasse non inferiore al 50% dell’imposta complessivamente dovuta per l’anno 2012 sulla base delle aliquote definitive, così come avviene per altre imposte, onde evitare le suddette problematiche.   R. Si precisa che possono essere estese anche alla fattispecie in esame le stesse considerazioni svolte nella circolare n. 3/DF, nel paragrafo 10.3, in cui si afferma, tra l’altro, che “Il contribuente può tenere conto delle agevolazioni per l’abitazione principale deliberate dal comune”.   Commento alla risposta Con questa risposta ne deriva che le cooperative in oggetto, per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale (e relative pertinenze) assegnate ai propri soci, in sede di acconto IMU, potranno  tener conto delle minori aliquote (rispetto all’aliquota base dello 0,76%) già deliberate dai Comuni alla data di versamento dell’acconto stesso.      ]]>