L’istituto delle dimissioni volontarie nel testo di legge della  riforma del Lavoro “Fornero” (Legge 28.06.2012 n. 92 , pubblicata  sulla G.U. il 03.07.2012). Il responsabile Ufficio Legislazione e Lavoro, avvocato Massimiliano Maggio, offre un quadro conciso delle modalità con cui la procedura cambia radicalmente, dal 18 luglio 2012, limitando, altresì, il fenomeno delle dimissioni “in bianco”.

Di seguito:

RIFORMA LAVORO:

COME CAMBIA L’ISTITUTO DELLE DIMISSIONI VOLONTARIE

Dal 18 luglio prossimo, cambia in maniera radicale la procedura di dimissioni volontarie da parte del lavoratore. La ratio della norma, contenuta nella L. n. 92/2012, non può non individuarsi nel limitare l’odioso fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco”. Pertanto, se fino al 17 luglio per dimettersi, al lavoratore sarà sufficiente comunicare al datore per iscritto, a mezzo racc. a/r o a mani, siffatta volontà – legando l’effetto risolutivo al termine di preavviso previsto dal CCNL o meno (in caso di dimissioni “per giusta causa”) – dal 18 luglio 2012 la procedura consterà di diversi, articolati, passaggi, tutti apparentemente funzionali a garantire la genuinità della volontà risolutiva del lavoratore. L’iter si avvierà con la comunicazione al datore, da parte del lavoratore, delle dimissioni (o con la stipula del negozio di risoluzione consensuale). Entro 30 giorni dalla ricezione di siffatta comunicazione, il datore deve invitare il lavoratore, alternativamente, a convalidare le dimissioni stesse presso la Direzione Territoriale del Lavoro (oppure presso il Centro per l’Impiego territorialmente competente o presso altri soggetti individuati dalla contrattazione collettiva) o a sottoscrivere, in calce alla comunicazione di dimissioni, la conferma della scelta. Non si fa fatica ad individuare dei punti di criticità, posta la radicale differenza tra le due alternative (presumibilmente il datore sceglierà la sottoscrizione della conferma, che poco garantirà sulla genuinità del consenso recessivo). In ogni caso, se il datore non recapiterà (o consegnerà a mano) l’invito di cui sopra entro i 30 giorni, le dimissioni (o la risoluzione consensuale) saranno inefficace. Dalla ricezione dell’invito, a sua volta, il lavoratore, entro 7 giorni, potrà convalidare le dimissioni (o sottoscrivere la dichiarazione confermativa) oppure revocarle. Se entro i 7 giorni il lavoratore non convalida (o non sottoscrive) o non revoca, il rapporto di lavoro si considererà risolto. A ben vedere è una procedura che rivoluziona in maniera decisiva l’istituto delle dimissioni, fungendo – in maniera indiscutibilmente positiva – da deterrente alle “dimissioni in bianco”, con il rischio, tuttavia, di limitare, vista l’estrema burocratizzazione della procedura, i lavoratori in quei – seppur marginali – casi di dimissioni genuine.]]>