Patto sociale di genere -Bari», promosso da Legacoop Puglia, con la sua commissione Pari Opportunità e Politiche di Genere, in qualità di soggetto capofila dell’Ats composta da Confcooperative Puglia, Aiecs e Cirpas. Al seminario dal titolo “Questo bimbo a chi lo do. Tempi e diritti delle donne nei reparti pediatrici degli ospedali di Bari”, sono intervenuti per Legacoop Puglia, Carmelo Rollo,  Annamaria Ricci eFlora Colamussi (rispettivamente presidente, vice presidente e presidente Commissione PO Legacoop Puglia); per Confcooperative, la coordinatrice di progetto Elisbetta Casizzi. Ha partecipato anche l’assessore barese al Welfare, Ludovico Abbaticchio, che ha raccolto numerosi spunti di riflessione per poter offrire servizi assistenziali “nuovi” e che riflettano le reali esigenze delle donne. L’attrice Ketty Volpe ha, inoltre, dato voce ed emozione ad alcune storie raccolte, in una performance (continuata in serata, nella stessa sede) che ha coinvolto i partecipanti. Storie di vita di tutti i giorni: di bambini senza capelli e madri sole strette al capezzale del proprio figlio. La ricerca ha fatto emergere i reali e quotidiani bisogni delle donne, le loro difficoltà, il senso oggettivo di abbandono e solitudine. Tra i disagi più diffusi: un linguaggio medico incomprensibile, l’allontanamento dalla vita di tutti i giorni, la mancanza di tutele che contrastano il rischio della perdita del lavoro, l’assenza di momenti di socializzazione e condivisione per un approfondimento collettivo. E, per ultimo, ma non per importanza, l’organizzazione di una città che non consente ad una donna di usufruire di mezzi di trasporto per trasferire il proprio figlio da casa in ospedale, per esmpio. Un’occasione importante, dunque, per riflettere sui diritti delle donne, sulla necessità impellente di reperire forme di assistenzia nuove da parte dell’amministrazione barese. Anche in tema di lavoro. Su questo argomento, come ha reso noto anche la vicepresidente Legacoop Puglia Annamaria Ricci, può intervenire, come già accade, a pieno titolo la cooperazione, attraverso l’erogazione di servizi. Tra gli obiettivi del Patto sociale di genere, c’è anche la definizione di una contrattualistica di secondo livello che  possa offrire strumenti idonei alla tanto auspicata conciliazione vita privata e lavorativa. Un traguardo quest’ultima che riguarda non solo il benessere delle donne, ma di tutto il territorio. (a.mem.)]]>