Mario Salani, in apertura dell’Assemblea per l’Editoria Cooperativa e non profit che si è svolta il 20 ottobre a Roma. E’ stata promossa dal Coordinamento settore Comunicazione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, dall’Uspi, dalla Federazione dei Periodici cattolici, dal Sindacato CGIL dei Lavoratori della Comunicazione, dalla Federazione nazionale della Stampa, da Articolo21 e dal Comitato per la libertà e il diritto all’Informazione alla cultura e allo spettacolo. “È certo – ha spiegato – che se non si ottiene un adeguamento del Fondo per l’Editoria, la riforma è già fatta: perché non ci sarà nessuno da riformare. Il risultato sarà la messa in liquidazione di numerose testate nazionali e locali, prestigiose e fortemente radicate: quasi 500mila copie giornaliere in meno e circa 4.000 lavoratori espulsi e in Cassa integrazione. Davvero una bella riforma!”. Un “pezzo” dell’informazione del Paese (quella autogestita, non condizionata dalle banche, né dalle imprese) scomparirà, con effetti gravi sul pluralismo proprio in un momento in cui più forte si fa la richiesta di un pensiero autonomo, di critica, di inchiesta e non «di corte»”. Se non si interviene, a nulla saranno valse le parole preoccupate del Presidente della Repubblica e dello stesso Presidente Monti, così come i ripetuti ordini del giorno della Camera e la Risoluzione recentemente votata dalla Commissione Cultura della Camera con il parere positivo del Governo. Lo hanno ribadito i deputati De Biasi, Goisis, Giulietti, Levi, Verducci e il senatore Vita che hanno partecipato all’iniziativa anch’essi preoccupati di una chiusura che non può che fare male a tutta l’informazione del Paese. “Dopo tanti anni di inutile attesa, quella della Delega al Governo, all’esame del Parlamento, potrebbe essere l’occasione utile per varare la riforma dell’editoria e del sistema italiano dell’informazione nel suo complesso”, ha sottolineato Salani. Nel merito del provvedimento, in discussione presso la Commissione Cultura alla Camera, il Presidente di Aci Settore Comunicazione ha avanzato alcune specifiche proposte. In primo luogo si tratta di ricomporre le competenze in materia, oggi sparse in più sedi, all’interno del Dipartimento della Presidenza del Consiglio. Sarebbe così possibile operare in un contesto unitario (radio, TV, carta stampata, internet) per l’avanzamento della multimedialità. Si tratta di dar vita ad un Fondo Unico per il sostegno a tutti i processi di trasformazione in corso, favorendo da un lato l’ingresso di nuovi operatori, attraverso il sostegno allo start up e, dall’altro, l’accompagnamento di tutti i processi di ristrutturazione e di innovazione anche con un rafforzamento degli ammortizzatori sociali e degli investimenti in formazione. Occorre adeguare l’attuale Fondo Editoria anche alla luce dei nuovi e più stringenti criteri di assegnazione delle risorse, per conservare la figura dell’editore puro e sopperire alle distorsioni del mercato a cominciare da quello pubblicitario. E’ necessario, infatti, trovare un più corretto rapporto della pubblicità con i diversi media. Sempre più ampia, infatti, è la convinzione, tra le forze politiche e sociali, di superare l’esperienza del SIC e di stabilire nuove regole del mercato della pubblicità, anche attraverso adeguati tetti antitrust. Si tratta di uscire dalla politica dei tagli, ha affermato Salani, che avviato il processo di risanamento delle risorse pubbliche, non può che lasciare il posto agli investimenti necessari per dotare il paese di un sistema informativo, pluralista, autonomo e di qualità. Un sistema, dunque, capace di contribuire all’affermazione di una lettura critica dei processi reali in corso all’interno della società italiana”.]]>